HPV responsabile del tumore all’utero

HPVIl papilloma virus è una malattia sessualmente trasmissibile più insidiosa delle altre, causa del cancro del collo dell’utero. Il 4 marzo ricorre in tutto il mondo la giornata per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza

Il cancro al collo dell’utero è una vecchia conoscenza delle donne (a livello mondiale è il secondo tumore femminile dopo quello al seno) e il Virus HPV che ne è responsabile è fin troppo conosciuto dai sistemi sanitari internazionali. Di lui sappiamo il nome o meglio, la sigla: l’HPV, Human Papilloma Virus, o Virus del Papilloma Umano, e ne conosciamo anche tutte le sue varianti (circa 200), soprattutto quelle più rischiose per le donne, una quindicina. Di queste le più temute la n. 16 e 18. Sono loro la causa del cancro del collo dell’utero. La buona notizia è che sono anche quelle che possono essere contrastate grazie al vaccino.

Come si trasmette

Il papilloma virus è una malattia sessualmente trasmissibile, più insidiosa delle altre, perché non è necessario un rapporto sessuale completo per rimanerne contagiati, è sufficiente anche il contatto intimo. Quindi l’uso del preservativo, anche se scrupoloso (dall’inizio alla fine del rapporto), potrebbe non essere sufficiente.

Fattori di rischio

Come altri virus il papilloma è più forte quando ci trova più deboli e indifesi. E se almeno una volta nella vita il 70% delle donne ne viene a contatto, vuol dire che il più delle volte il nostro sistema immunitario ci viene in soccorso: la maggioranza delle infezioni infatti scompare spontaneamente dopo circa un anno dal contagio.

Nei casi peggiori il virus rimane come addormentato nel nostro corpo, anche per molti anni, e solo in condizioni particolari metterà in atto la conversione delle cellule, soprattutto quelle superficiali della cervice, trasformandole in cellule cancerose.

Ci sono alcuni fattori che concorrono ad aumentare la possibilità di contrarre la malattia:

  • L’età (colpisce di più le giovani donne);
  • Il numero dei partner e dei rapporti sessuali;
  • Il sesso anale;
  • Le abitudini sessuali promiscue del partner;
  • I casi di cancro alla cervice in famiglia.

Tra i fattori di rischio c’è anche il fumo (per le donne fumatrici si parla del doppio delle possibilità di contrarlo rispetto alle non fumatrici), un’alimentazione sbagliata e povera di vitamine, una scarsa igiene personale e tutto ciò che può indebolire il sistema immunitario possono essere tutti fattori di rischio.

Qualche numero

Quanti danni fa il papilloma virus (HPV? Ecco qualche dato: in Italia si verificano circa 3.500 nuovi casi ogni anno di carcinoma della cervice uterina dovuti al virus HPV e 1.500 decessi.

La prevenzione e l’informazione sull’argomento però hanno dato buoni risultati: negli ultimi vent’anni la mortalità per tumore dell’utero è diminuita di oltre il 50%, passando da 8,6 casi ogni 100.000 donne nel 1980 a 3,7 casi ogni 100.000 donne nel 2002. Un bel passo avanti, come confermano i dati del Ministero della Salute.

L’Italia in testa nella prevenzione

Ma le buone notizie non sono frutto del caso. L’Italia è stato il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazione pubblica e gratuita a livello nazionale contro l’ HPV – papilloma virus. Il volto chiamato come testimonial per la campagna pubblicitaria era quello di Claudia Gerini. L’obiettivo era ed è quello di ridurre drasticamente la malattia e sconfiggere uno dei più terribili nemici delle donne, dando il via ad una progressiva immunizzazione della popolazione giovane adulta, quella più esposta al rischio di infezione, le giovanissime.

Diagnosi. Vietato abbassare la guardia!

Anche se il vaccino è efficace non deve sostituire in nessun modo la prevenzione. L’abitudine tutta femminile di sottoporsi allo screening periodico non deve venire meno: il pap test (detto anche striscio vaginale o cervicale), rimane il controllo più raccomandato nella fascia di età compresa tra i 25 e i 64 anni di età, e va fatto ogni 3 anni. Grazie a questo test c’è stata una drastica diminuzione delle morti dovute dal cancro dell’utero, perché da solo riesce a fornire la diagnosi precoce delle lesioni precancerose e del tumore, permettendo così un pronto intervento.
Nel caso in cui i risultati del pap-test evidenzino una anomalia, si procede con la colposcopia, per effettuare la visione ingrandita della cervice uterina (la parte più esterna del collo dell’utero).

Sintomi

In caso di tumore cervicale le fasi iniziali sono generalmente asintomatiche (un processo che potrebbe durare anche 10, 15 anni). Solo in seguito, quando lo stato della malattia è avanzato, si possono manifestare sanguinamento anomalo, abbondanti e maleodoranti perdite vaginali, dolori al basso ventre o alla schiena, sangue nelle urine, dolore nell’atto di urinare.

> Per un approfondimento istituzionale visita il sito del Ministero della Salute

> Per ulteriori informazioni visita il sito Intelligenza Sessuale Trasmissibile

> Vuoi saperne di più? Chiedi un consulto al nostro ginecologo


Cristina Perrotti

Take Home Message
Il cancro al collo dell’utero è il secondo tumore femminile dopo quello al seno. A causarlo il papilloma virus HPV, una malattia sessualmente trasmissibile ma più insidiosa delle altre, perché non c’è bisogno che il rapporto sessuale sia completo. Il controllo più raccomandato rimane il pap test.
Allo scopo di immunizzare la nazione, da qualche anno in Italia è in corso una campagna di vaccinazione rivolta alle bambine che non hanno ancora compiuto il 12° anno di età.

Tempo di lettura: 1′ e 10”

Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2019

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