Ipertensione arteriosa: quali rischi per le donne dopo la menopausa?

ipertensione arteriosaIpertensione arteriosa è uno di quei termini medici entrati nel linguaggio di tutti i giorni, eppure il significato e le implicazioni sono molto poco note. Scopriamola meglio.

Di cosa parliamo quando parliamo di ipertensione arteriosa? L’ipertensione è una condizione caratterizzata dall’elevata pressione esercitata dal sangue contro le arterie.

E’ determinata da due fattori: la quantità di sangue pompata dal cuore e la rigidità dei vasi sanguigni – le arterie – dentro cui questo fluisce.

L’ipertensione arteriosa non è una malattia, come molti credono, bensì un fattore di rischio. Se la si volesse spiegare con un’analogia poliziesca, l’ipertensione non è il “colpevole” di un reato bensì il “complice”.

Ma nonostante ciò l’ipertensione è corresponsabile di patologie anche molto gravi, come l’angina pectoris, aneurismi, retinopatia, l’infarto e l’ictus.

Circa il 30% della popolazione adulta soffre – non sempre in maniera grave – di ipertensione arteriosa. Nelle donne tende ad essere più frequente in particolare dopo la menopausa. Il problema principale è che la metà degli italiani non è consapevole di soffrire di ipertensione, in quanto nella maggior parte dei casi la pressione alta non dà sintomi e l’ipertensione viene quindi definita il ‘killer silenzioso’. Per questo è fondamentale controllare controllare la pressione arteriosa e mantenerla ai livelli raccomandati (es. 120/80 mmHg); soprattutto se si hanno dei genitori ipertesi.

La diagnosi

L’ipertensione arteriosa si diagnostica con un semplice esame della pressione. Non basta ovviamente una sola misurazione, ma quando i valori superano costantemente il 140 mmMg di massima e gli 85 mmHg di minima, allora c’è un problema di ipertensione.

In generale alcuni sintomi che si accompagnano all’ipertensione sono:

  1. Mal di testa, in particolare la mattina dopo il risveglio
  2. Sensazione di stordimento e vertigine
  3. Acufeni (ronzii o “fischi” nelle orecchie)
  4. Vista alterata (vista buia, o presenza di puntini luminosi)
  5. Epistassi frequente (perdita di sangue dal naso)

 

Il 95% dei casi di ipertensione arteriosa non hanno una causa specifica. Si tratta per lo più di un’alterazione di fattori complessi che ne determina l’insorgenza.

Ciononostante molti studi clinici dimostrano che stile di vita e dieta svolgono un ruolo chiave nell’insorgenza di questa alterazione del flusso sanguigno.

Fattori di rischio
L’ipertensione arteriosa non è una malattia ma una condizione clinica particolare che potrebbe portare l’organismo a sviluppare condizioni critiche.

I fattori che predispongono le persone all’ipertensione sono:

  • Familiarità: presenza, in famiglia, di soggetti ipertesi;
  • Età: si verificano dei cambiamenti a carico dei vasi arteriosi (che, invecchiando, diventano più rigidi).
  • Sovrappeso: sovrappeso e obesità si associano ad un incremento dei valori pressori;
  • Diabete: questa condizione, grave e assai diffusa tra la popolazione adulta, si associa spessissimo ad un incremento della pressione arteriosa; aumentando in modo significativo il rischio di malattie cardiovascolari;
  • Abitudini sbagliate: fumo in primis, ma anche il consumo d’alcol e lo stress.

Prevenzione e cure farmacologiche

Una dieta povera di Sodio (poco sale) è di certo un ottimo inizio, ma non certo sufficiente ad arginare il rischio. Mangiare tanta frutta e verdura e meno carni rosse, salumi e formaggi. Bandire o contenere il consumo di alcolici, smettere di fumare, evitare la sedentarietà, le fonti di stress. Ma anche prevedere quotidianamente almeno 30 minuti di moderata attività fisica. Queste le armi migliori in nostro possesso.

Laddove questi mutamenti dello stile di vita non dovessero essere sufficienti, sarà discrezione del medico curante prescrivere i farmaci più consoni a stabilizzare la pressione arteriosa.

Le classi di farmaci più comunemente utilizzate per curare l’ipertensione arteriosa appartengono a diverse famiglie.

A seconda delle esigenze di salute legate a ciascun paziente il medico può prescrivere farmaci ACE inibitori o sartani. Questi influiscono direttamente sulla produzione di alcune sostanze coinvolte nei meccanismi di vasodilatazione e restringimento dei vasi.

Altre soluzioni farmacologiche

Si prevede l’utilizzo di Calcio Antagonisti, ovvero farmaci che stimolano la vasodilatazione (l’allargamento dei dotti delle arterie per intenderci) inducendo così ad una riduzione della pressione arteriosa; o ancora degli Alfa e beta bloccanti che agiscono a livello dei meccanismi nervosi di controllo periferico della pressione arteriosa.

Per le alterazioni ipertensive possono essere utilizzati anche dei Diuretici, che, stimolano l’organismo a liberarsi dei sali minerali e quindi anche del sodio.

In altri casi il medico può ritenere opportuno il ricorso a Simpaticolitici ad azione centrale che invece si concentrano sul sistema nervoso per poter tenere a bada la pressione.

Insomma le soluzioni farmacologiche esistono, ma le soluzioni che ci offre la prevenzione possono essere talvolta molto più efficaci. L’adozione di uno stile di vita sano è infatti efficace sia come prevenzione che associato ad una terapia farmacologica; deve però essere protratto nel tempo.

 

Luana Longo
Farmacista

 

Tempo di lettura: 1’

Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2019

Voto medio utenti

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here