La memoria olfattiva: la capacità dei profumi di rievocare ricordi

memoria olfattivaLa memoria olfattiva

Cosa si intende per memoria olfattiva? Immaginiamo di camminare per strada immersi nel rumore, nella folla, con i pensieri ai nostri impegni quotidiani. All’improvviso sentiamo un profumo. È profumo di biscotti appena sfornati. Ecco che immediatamente questo profumo ci riporta nel passato: la memoria ci torna a quando da bambini la nonna preparava i biscotti oppure quando da adolescenti con gli amici ci fermavamo a mangiare qualcosa dopo la scuola. Quel profumo ci ha colpiti dritto al cuore e ci ha portati a dei ricordi che ci hanno provocato nostalgia di un tempo passato. Questo meccanismo si chiama memoria olfattiva.

Sindrome Proustiana

Il meccanismo della memoria olfattiva è descritto magistralmente da Marcel Proust nel suo romanzo “Alla ricerca del tempo perduto”. Il protagonista del romanzo, Swann, percependo il profumo delle madeleines (piccoli dolcetti a forma di conchiglia) e del tè, compie magicamente un viaggio tra i ricordi della sua infanzia. Proust ha avuto una grande intuizione nel descrivere il ruolo fondamentale dell’olfatto nel recupero dei ricordi, soprattutto considerando che, all’epoca in cui scrisse il romanzo, nel 1911, gli scienziati non avevano ancora idea di come i nostri sensi comunicassero con il cervello. Per questa sua intuizione, il fenomeno della memoria olfattiva viene anche chiamato “Sindrome Proustiana”.

Gli odori e i profumi hanno il potere di materializzare i nostri ricordi più intimi

Hanno il potere di accendere la nostra memoria, di riportarci in luoghi lontani, di rievocare emozioni forti oltre il confine della nostra coscienza. Questo avviene perché l’area del cervello che elabora l’olfatto è connessa al sistema limbico, il nostro “cervello emozionale”. Questo ha un’importanza enorme nella rievocazione dei ricordi e che, a sua volta, è connesso alla neocorteccia (sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria). Le stimolazioni olfattive sono le uniche informazioni sensoriali che non passano dal talamo per un’analisi preliminare, ma entrano direttamente in contatto con le zone più arcaiche del nostro cervello. Per questo si scatenano reazioni immediate, istintive.

La ricerca scientifica inoltre attesta che la memoria olfattiva è più duratura e attendibile della memoria auditiva o visiva. Laddove il passare del tempo affievolisce gli stimoli visivi e verbali, non sembra incidere sugli stimoli olfattivi. Gli stimoli olfattivi sono archiviati secondo un principio olistico, cioè non sono isolati dal contesto della sensazione d’origine. Per questo motivo sono particolarmente resistenti all’oblio. Grazie ad una maggiore quantità di connessioni a parti diverse del cervello, che rendono possibili più associazioni, l’informazione olfattiva può essere trattata più rapidamente. E con minore elaborazione rispetto a quella visiva e auditiva e dura più a lungo.

La memoria olfattiva non può essere controllata razionalmente come gli altri sensi

Gli odori si impongono a prescindere dalla nostra volontà, tanto che Kant definiva l’olfatto il senso “contrario alla libertà”. L’olfatto, infatti, non può essere disattivato. Gli odori accompagnano ogni momento della nostra esistenza e respirando non possiamo fare a meno di sentirli. Ci parlano del mondo che ci circonda e, al di là della nostra consapevolezza e condizionano i nostri comportamenti e le nostre relazioni interpersonali.

Proprio grazie alla tempestiva attivazione dell’olfatto nella vita prenatale che si forma alla settima settimana di gestazione, fin dalle prime ore di vita un neonato è capace di riconoscere l’odore della mamma. La memoria olfattiva, infatti, si attiva durante il parto e comincia subito a lavorare: il bambino sarà in grado di riconoscere l’odore materno e di risalire fino al capezzolo. L’importanza dell’odore nella creazione dei legami d’attaccamento tra madre e figlio è dimostrata anche dalla capacità della mamma di riconoscere il suo neonato dall’odore già a poche ore dalla nascita. Il primo linguaggio intimo tra madre e bambino è quindi affidato all’olfatto e alla straordinaria capacità dell’odore di penetrare nella memoria già dall’esistenza prenatale.

I primi ricordi olfattivi

La memoria olfattiva ha un potere tale che i primi ricordi olfattivi, che si rifanno all’infanzia, sono i ricordi che provocano in maniera più potente emozioni piacevoli e anche i più facili da riattivare. Alla base della percezione degli odori vi è l’apprendimento associativo. Gli odori diventano ricchi di significati attraverso le esperienze e le associazioni con altri eventi e persone. L’accettazione o l’avversione verso un odore non è meccanica o innata ma è legata alle esperienze, alla familiarità dell’odore, ai pregiudizi e ai condizionamenti culturali che sin dall’infanzia contribuiscono al nostro gusto olfattivo.

Cristina Caramma

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Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2018

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Questo articolo è realizzato con il contributo di Petali Petali

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